Com’è nato il mio amore per l’Americanistica

È stato proprio quando avevo 12 anni che da Blockbuster mia madre noleggiò Ritorno a Cold Mountain. C’era Nicole Kidman e questo mi bastò per convincermi a vederlo.

Ritorno a Cold Moutain: impressioni e contraddizioni

Impressioni

Rimasi folgorata, sia dalla trama del film, sia da quella realtà, che non potevo credere fosse mai esistita.

Il film si svolge interamente nel periodo della Guerra di Secessione. Tra uno scontro e l’altro, si incrociano diverse storie di amicizia, amore e fedeltà, ed è un continuo gioco di significati, immagini, riferimenti e categorizzazioni razziali e sociali dell’epoca. Tutte queste cose (significati, immagini, riferimenti e categorizzazioni razziali e sociali) sono così insite in noi, che quasi non ce ne accorgiamo. Siamo nati con figure cinematografiche come la Mammy di Via col vento già in testa e non ci accorgiamo delle sottigliezze nascoste in un film di un grande Anthony Minghella. Io in qualche modo le percepii, ma non riuscivo a definirle con precisione. Ad esempio, il concetto di “negro” è sempre stato presente nella nostra vita e non ci stupiamo più di tanto se Ada, una bella donna benestante (Nicole Kidman) della Carolina del Sud, per flirtare con Hinman (Jude Law), dice: “Volevo portare qualcosa ai negri (negroes nella versione originale)”.

Invece, dovremmo stupirci, ed è proprio qui che entra in gioco la contraddizione americana.

Contraddizioni

Negli anni ’60 dell’Ottocento americano l’America del Nord era divisa in due: il nord, antischiavista, e il sud, schiavista. Una donna nordista della stessa elevazione sociale di Ada in quegli anni probabilmente si batteva per i diritti eguali di tutti, indistintamente dal colore della pelle. Nella Carolina del Sud, invece, i “negri” sono schiavi (e anche scuse per fare colpo su Jude Law!). Non vivono nella stessa casa dei padroni, ma in delle baracche di legno lontani.

Questa differenza fa riflettere, lascia un po’ interdetti. Ci smuove in qualche modo, o perlomeno per me fu così. All’esame di terza media la mia tesina era incentrata su questo film e all’improvviso già a 13 anni mi ritrovai a studiare la storia americana, le poesie di Langston Hughes, il jazz di Armstrong… ah, era destino!

Quasi inconsapevolmente mi ritrovai dopo 5 anni di liceo a studiare Letteratura e Lingua Americana all’Università.

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