Greek Book: prime riflessioni sul film

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Prima di tutto faccio i miei pubblici complimenti allo sceneggiatore. Credo di non aver mai visto un film tratto da una storia vera toccare temi profondi come la razza, la segregazione ed il razzismo interrazziale con così tanta ironia ed ilarità.

Nella sala del cinema mi sono chiesta più volte: “Chissà se le persone si rendono conto di questo… di questo… di questo…”. Mi chiedevo se, effettivamente, quelle piccole velature, battute e razzismo non verbale fosse compreso dal pubblico. Ora mi abbandono ai ricordi del film, per scrivere qualche riflessione random.

Prime piccole riflessioni sul film Green Book

Miraggio interrazziale

È stata la scena più EPICA più straordinaria di tutto il film. Credo si tratti di una scena UNICA e MAI VISTA PRIMA.

Sto parlando della scena in cui, per un guasto all’auto, Tony (Viggo Mortensen) è costretto a fermarsi, da buon autista. Scende dall’auto in fumo e, da buon bianco, non nota il campo alla sua destra pieno di afroamericani che zappano.

Il Dottor Shirley (illustre pianista afroamericano) sonnecchia al caldo del Sud in auto. Quando si riprende, scende anche lui dall’auto e si appoggia con nonchalance alla fiancata dell’auto. È lì che nota i “contadini” afroamericani, schiavi, che di certo non hanno scelto di loro spontanea volontà di stare lì a lavorare nei campi nel 1962.

È proprio in questo momento che inizia l’epicità della scena.

Un “bianco” che aggiusta il motore, mentre il “nero” si aggiusta la giacca.

Una contraddizione storica semplicemente epica.

Così, gli schiavi iniziano a rallentare il lavoro. Piano piano si raggruppano, come increduli, spaventati dallo spettacolo, a cui stavano assistendo. Alla fine vengono inquadrati come se avessero visto un miraggio nel deserto, un fantasma.

Un bianco che serve un negro come noi?

Questo si leggeva sul loro viso.

Dall’altra parte, lo spettacolo continua. Sì, perché Tony apre perfino la porta al Dottor Shirley, che sale in macchina e si accomoda dietro.

Presa da internet.

Gli schiavi si ritrovano letteralmente gli uni sugli altri, per lo sgomento. Fino a pochi decenni fa nel Sud degli Stati Uniti era impossibile assistere a scene simili. Era, come dire, contro la natura di quei contesti.

Presa da internet.
Ironie tra minoranze etniche

È esilarante come in questo film i protagonisti si trovino a giocherellare con stereotipi e categorizzazioni razziali, mentre sullo sfondo resta il classico americano capitalista e/o razzista.

A primo impatto sono riuscita ad accorgermi di:

  • un cinese imbalsamato;
  • un mangiaspaghetti;
  • uno sbirro irlandese.

La specialità di questo film è che questi giochi non avvengono tra l’americano bianco X e il rappresentante della minoranza etnica Y, ma tra le stesse minoranze etniche!

L’americano, che ha dato storicamente inizio agli stereotipi e al razzismo, viene del tutto ignorato come figura nel film. D’altra parte, le parole denigratorie, che avrebbe dovuto pronunciare, si lasciano proferire alle stesse vittime delle sue violenze verbali nei confronti di altre vittime.

È davvero esilarante.

Alle prossime riflessioni!

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